Gesù educa alla Fede

La mia conferenza nasce da una richiesta fatta direttamente a me, in tre momenti diversi, da tre persone: una giovane donna, un giovane padre di famiglia e uno studente mussulmano che ho incontrato in treno andando a Firenze. Dopo una riflessione sulle conversazioni, avvenute nei tre momenti, sono convinto che la domanda rivoltami è, in sintesi, la seguente: «Vogliamo vedere Gesù !» (Gv 12,21). Dalle conversazioni ho constatato la presenza di un desiderio, di un’attesa e di un bisogno e cioè che l’umanità di Gesù interessa, coinvolge e interroga.
Mentre sono convinto che la dimensione delle sfide mettono a durissima prova le capacità della Chiesa oggi di poter affrontare e rispondere, non sono assolutamente convinto che i credenti possano rispondere alle sfide di oggi solo se uniscono le forze dove sembra volersi profilare all'orizzonte una super-religione per rispondere alla sfida globale. L’avvento di una religione più grande e più potente per rispondere alle esigenze del nostro futuro, francamente non riesco ad inquadrarla nel mistero della grazia, anzi ad un Dio programmato secondo una visione mercantilizzata preferisco un Dio imprevedibile e perfino un Dio fragile che azzera teorie, sconvolge scenari, cancella mappe, rimescola attori e che riporta al Dio di Gesù Cristo che si era fatto simile a noi ed era mite e umile di cuore.
Sempre più, noi cristiani ci troviamo a vivere in una minoranza, in una società dichiaratamente secolare, plurale per credenze religiose, etiche e spirituali, una società che ha perso il riferimento a Dio e alle vie tradizionali. La fede cristiana sembra incapace di interessare gli uomini e le donne di oggi e ancora meno rispondere alla crisi generale che riguarda il senso profondo del vivere.
Per molti, c’è una rottura di memoria e le nuove generazioni non possono più vantarsi di un’eredità di fede e di cultura che fino a venti anni fa e più  permetteva di aggrapparsi a una memoria collettiva della fede cristiana. Ma oggi la verità è che “cristiani si diventa e non si nasce”. Il mondo dove si cresceva all’ombra del campanile della chiesa e dove il tessuto familiare ed ecclesiale assicuravano un cammino che portava le persone a definirsi cristiani, oggi è un ricordo.
Comunicare il Vangelo e trasmettere la fede nel nostro tempo è una sfida che riguarda tutto l’uomo. La fede, che deve essere accolta dall’uomo è un atto umano, un atto di libertà dell’uomo che risponde al Dio che parla, ascoltando. «La fede nasce dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10,17) e, dunque, occorre che ci siano le condizioni favorevoli perché la Parola di Dio giunga al cuore dell’uomo e vi desti la fede.
A questo punto ricordiamo che educare alla fede è per la Chiesa e per noi, il compito primario. Tutto dipende, in verità, e non può essere diversamente, dalla nostra capacità di assumere - ad imitazione di Gesù Cristo che è stato e resta un pedagogo, un iniziatore alla fede - quest’arte di dare attraverso il nostro conoscere, amare e vivere, la vera «immagine del Dio invisibile» (Col 1,15).
Gesù Cristo, via, verità e vita è stato e resta un pedagogo, un iniziatore alla fede. Clemente di Alessandria, un Padre che ha vissuto tra la seconda metà del II secolo e gli inizi del III, teologo e filosofo che definisce Gesù Cristo pedagogo, invita i cristiani a guardare a Lui non solo come modello di vita ma come educatore alla fede.
Gesù Cristo, il nostro pedagogo, 
ha tracciato per noi il modello della vita vera
e ha educato l’uomo che vive in Lui…
Assumiamo [dunque] il salvifico stile di vita del nostro Salvatore,
noi figli del Padre buono e creature del buon pedagogo.

(C. di Alessandria, Il Pedagogo I,98, 1.3).
Le tre conversazioni fanno emergere che nel cuore dell’uomo c’è la nostalgia di credere in Dio. E l’uomo è pronto a fare questo salto che coinvolge tutto il suo essere manifestando in tutta verità, come un atto umanissimo e vitale soltanto se non si limita ad una semplice decisione etica o ideologica ma bensì si apre all’incontro con una persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, I).
Gesù è l’evento in cui Dio ha potuto parlare in un uomo senza alcun ostacolo. L’intera sua vita, fatta di azioni e di parole è un annuncio del Regno di Dio, una Buona Notizia. «Dio nessuno l’ha mai visto, ma proprio Lui, Gesù ce ne ha fatto il racconto» (cfr. Gv 1,18). Gesù ha evangelizzato Dio e ha mostrato con la propria vita chi è l’uomo chiamato ad essere “a sua immagine e somiglianza”.
«Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21). L’interiorità ebraica di Gesù, a rigore del secondo comandamento, è contro l’idolatria. La sua pedagogia richiamava alla necessità che l’uomo ha di essere libero per poter conoscere, amare e servire il Signore. Il suo insegnamento era, possiamo dire, a più dimensioni: «Chi vede me, vede il Padre» (cfr. Gv 14,9). Infatti, i dottori della Legge ascoltavano i suoi insegnamenti e spiavano il suo comportamento dichiarando che era tutto molto stravagante e fuori posto. E i suoi discepoli, per poter attuare questa nuova  forma di vita comunitaria dovevano imparare a vivere la terribile libertà che è l’esilio, senza la speranza né il desiderio di un ritorno in patria, ma guidati esclusivamente dalla fede.
Gesù Cristo, educatore alla fede, era un modello di insegnante che oggi nel mondo dell’educazione farebbe breccia tra i cercatori di Dio, ma certamente paura alle istituzioni ormai consolidate ma inefficaci per il fabbisogno dello spirito umano. Il suo insegnamento è un assalto alle frontiere sia nella forma dei racconti arcanamente sublimi, perché capaci di far scendere in modo vertiginoso la mente al cuore, sia in quella delle tante mitopoietiche revisioni della paternità di Dio che dà al nuovo popolo visione, direzione e una nuova identità, comprese attraverso la condivisione e la carità che creano una nuova identità: «Non vi chiamo più servi ma amici» (cfr. Gv 15,15).
Una geopolitica della religione che apre a una super-religione è semplicemente un’offerta già scaduta che viene proposta dai supermercati del sacro che ormai si sono trasformati in una specie di catena in tutto il mondo dove si trovano offerte già con lo sconto a fine stagione perché sono super-naturale, super-umano, super-potere, super-sensibile, ma senza il volto umano. L’uomo ha nostalgia per un Dio con un volto umano. Infatti, l’uomo non lo prega per chiedere qualcosa, ma per diventare tutt’uno con Esso e così ritrovare l’umanità che sta alla base della promessa di Gesù Cristo.
Il cristiano che frequenta la scuola di Gesù Cristo diventa un cristiano dagli occhi aperti e impara una spiritualità concreta e responsabile. Gesù educatore alla fede insegna una fede che cerca la giustizia attraverso una spirituale esperienza di sè apre a una esperienza spirituale di solidarietà.
Gesù Cristo è la risposta al mondo che verrà, offrendoci una mistica che cerca il volto e porta prima di tutto all’incontro con gli altri che soffrono, all’incontro con la faccia degli infelici e delle vittime, che sono in aumento, e sono diventati molto vicini a noi. Gesù, il maestro della fede, ci insegna come vigilare, pregare tendendo gli occhi aperti e il cuore desto per affrontare la sordità della sofferenza innocente e ingiusta, la fame e la sete di giustizia della grande giustizia per tutti. È tale la dimensione delle sfide che solo Gesù Cristo con il suo insegnamento e la sua vita può rispondere.
Gesù Cristo, il pedagogo e iniziatore alla fede, insegna una mistica “degli occhi aperti” e se mai i cristiani del mondo che verrà verranno portati in una sala di tribunale loro risponderanno con la formula di Paolo “Sono chiamato in giudizio a motivo della speranza” (At 23,6).

Rispondi

Scopri di più da S. Maria del Pilastrello

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere