Il Cuore trafitto


«... Ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco,
e subito ne uscì “sangue e acqua”» (Gv 19,34)
Durante la mia Lectio Divina, stamattina, mi sono trovato a leggere i 26 versetti del capitolo 4 della Genesi che parlano del figlio primogenito di Adamo ed Eva, Caino, e dell’uccisione compiuta verso il suo fratello Abele. 

Meditando sul racconto di questo fratricidio, i miei occhi salgono a un quadro della Crocifissione di Gesù, con il fianco squarciato che versa “sangue e acqua” sulla terra.
Non posso sfuggire all’idea di una certa coincidenza e amplificazione di un nuovo significato tra la Passione del Vangelo di Giovanni, che parla del soldato che colpì il fianco di Gesù con la lancia (Gv 19,34), e Caino che colpì il fratello.
E ora lo voglio narrare.
Il racconto su Caino, nel Libro della Genesi, è complesso e piuttosto impegnativo, succinto, breve e anche ambiguo come è ambiguo ogni autentico crimine compiuto contro l’uomo.
Ma il mistero del male apre a tanti pensieri, connessioni ed anche considerazioni che riguardano la vita di ciascuno.

Questa coincidenza, tra lo sguardo alla Crocifissione di Gesù e la lettura di Caino, mi fa riflettere sulla realtà del male mentre, con un’occhiata, noto sulla sedia, accanto a me, giornali con articoli sulle guerre, fratricidi e genocidi tra la Russia e l’Ucraina e tra Israele e la Palestina.
Il male non è un mero artificio medievale ma un fenomeno reale, con palpabile forza all’interno del mondo contemporaneo.
Caino, da sempre, è una figura che trafigge l’immaginario collettivo. 
È visto ed è sentito come omicida, peccatore per eccellenza, è un esemplare antagonista a un Dio che ha creato tutto con amore.
Meditando questi versetti del capitolo 4 del Libro della Genesi, incontriamo il primogenito dell’umanità, che è anche il primo agricoltore, il primo architetto, il primo che innalza un grido e un pianto a Dio con la preghiera, implorando la misericordia.
Colui che ha inventato l’omicidio, colui che ha progettato la prima città, chiamata Enoch in onore del proprio figlio, è stato un autentico genio sia nel bene e purtroppo nel male.

E Caino anche oggi sta uccidendo Abele.
Con lo sguardo fisso sul fianco squarciato di Cristo, dal mio cuore si innalza un pensiero orante intorno al mistero di “sangue e acqua” che sgorgano dal costato, e al senso profondo di “vita nuova” che viene  donata dai Sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia significati da questi due elementi. 

La terra stessa raccoglie “il sangue e l’acqua” del Signore effusi sul Golgota.
È un’effusione di “vita nuova” nata da un Cuore misericordioso e vuole essere l’unica risposta al male di ogni tempo.
Il mistero del Golgota continua invisibilmente nel mondo, mescolando “il sangue di Gesù” a quello degli uomini, insegnandoci come l’amore, uscito dal Cuore del Figlio di Dio, cerca di sconfiggere l’egoismo facendo dono di sé, quale espressione di amore che vince ogni male, attraverso una “vita nuova” nutrita dalle Acque Battesimali e dalla Santa Eucarestia.
Dio domanda a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9), e questa domanda la ricorda spesso il Santo Padre Papa Francesco a ciascuno di noi! 
Una domanda terribile perché l’unica risposta è quella che dà Caino quando invoca misericordia e perdono per non aver custodito con altrettanto amore e cura il suo fratello.

E Dio misericordioso, in risposta al suo grido di perdono e di misericordia, impone a Caino un segno sulla fronte perché nessuno incontrandolo lo colpisse.
Qualcuno commenta che dover sopportare, per il resto dei suoi giorni, il rimorso di aver messo a morte il proprio fratello è la vera condanna di Caino.

Io, da questa Lectio sento che Dio ci sta insegnando che la morte non si punisce con la morte.
Il segno di Dio sulla fronte di Caino rimarrà misterioso ed enigmatico.
Vorrei pensare che il “segno donato” dal nostro Dio misericordioso sia stato un “bacio di perdono” come lo chiama il grande poeta e visionario William Blake, e perciò una manifestazione sacrosanta di divina benevolenza.
Questa Lectio Divina sulla Genesi, “Caino uccide Abele”, accompagnata dalla visione della Crocifissione di Cristo con il suo Cuore aperto, ci invita a vivere questo tempo della Quaresima come tempo di misericordia e di perdono. 

Caino è il primo a prendere coscienza del male causato dal peccato umano, ma è anche il primo a riconoscere il Dio della misericordia e del perdono.
Noi tutti abbiamo mangiato il frutto dell’albero delle conoscenze senza però accedere alla Verità  e nelle nostre bocche è rimasto il sapore della cenere.

Ma ora siamo chiamati a rovesciare completamente la prospettiva e a cogliere il Dio della misericordia che vuole vincere ogni male con il suo amore indicandoci la via che porta al suo Sacratissimo Cuore per gustare quanto è buono il Signore.

Soltanto così si potrà giungere ad una cristianità rinnovata capace di donare al mondo di oggi una risposta alla domanda che fece il Signore a Caino : «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9).

Rispondi

Scopri di più da S. Maria del Pilastrello

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere